Le mediazioni tra genitori distanti

La mediazione  nelle coppie separate che abitano in città diverse

Da tempo seguo, per mediazioni e consulenze, pressoché esclusivamente le vicende di coppie separate o divorziate residenti in città lontane. Le caratteristiche di questi casi sono così peculiari e complesse, che potrei asserire di aver sviluppato una sorta di “specializzazione” su di esse.

Se già l’attività mediativa è di ardua realizzazione in quanto, per il suo buon esito, presuppone una disponibilità sincera e convinta di chi vi prende parte – dovendo essere scevra il più possibile dal desiderio di ottenere vantaggi personali in vista di un bene supremo della prole – quella da svolgersi con genitori residenti in città diverse lo è enormemente di più.

Cambiano, come si immaginerà, molti aspetti del quotidiano e di taluni altri ne cambia il senso profondo. A chilometri di distanza le telefonate, ad esempio, assumono un’importanza diversa, oppure i colloqui con i docenti divengono più difficoltosi e così via per molti altri aspetti.

La gestione della distanza, insomma, deve prevedere un modo di condurre il progetto di mediazione in modo specifico e mirato.

La scelta della scuola, ad esempio, non può e non deve essere ad appannaggio prevalente od esclusivo del genitore presso il quale il bambino ha la sua residenza, poiché la preferenza di un plesso scolastico in luogo di un altro non è questione meramente pratica riferibile “all’edificio” scuola, ma coinvolge anche l’aspetto qualitativo della struttura, il piano formativo che essa propone, le attività aggiuntive che sono presenti (corsi di inglese, di informatica, di musica o sportivi), gli orari, la mensa, il tipo di utenza e molte altre cose. Non vige, quindi, il concetto “città mia – scelta mia” proprio perché questo aspetto della vita dei figli, che uso come mero esempio esplicativo, reca in sé molte importanti sfaccettature.

Così, sul tema della salute: deve esserci una scelta congiunta del medico di base, così come degli specialisti e di ogni decisione di carattere sanitario (ad esclusione delle decisioni strettamente d’urgenza, che possono essere prese dal genitore in quel momento presente con il figlio).

Vi è anche un aspetto a cui nessuno pensa se non i diretti interessati: mentre il genitore presso cui il figlio ha la residenza può contare sulla struttura scolastica nella quale i figli trascorrono le ore in cui egli è al lavoro (o almeno gran parte) e, nel caso di malattia, può parimenti fare affidamento gratuito sul Servizio Sanitario Nazionale, altrettanto non avviene per l’altro genitore che non ha alcun appoggio statale e che deve organizzarsi, nei propri orari di lavoro, con parenti, baby-sitter, medici privati e quant’altro.

Nella mediazione, pertanto, anche questi aspetti e differenze devono essere tenuti in considerazione e deve essere condotto un lavoro paziente ed equilibrato che possa ridurre al minimo gli attriti ed esaltare al massimo la tutela dei figli.

Paola Grandinetti – Mediatrice Familiare