Perde l’affido dei figli quel genitore che instaura un clima di sfiducia e rabbia

Corte di Cassazione Ord. N. 29999/2020 del 31.12.2020. Figli col padre; perde l’affido dei figli quel genitore che instaura un clima di sfiducia, rabbia e criticismo.

La decisione in commento balza alle cronache delle riviste scientifico-giuridiche per la disposizione, adottata dal Tribunale dei Minori di Roma, confermata dalla Corte d’Appello e, poi, dalla Cassazione per l’affidamento di minori al padre.

In particolare, si legge, la Cassazione conferma l’adozione di misure riduttive della responsabilità genitoriale materna ed il collocamento prevalente al papà adottando, poi, parallelamente un regime di libertà per i figli nella frequentazione della madre (ed un percorso psicoterapico individuale per i genitori).

La decisione è motivata dal clima di estrema rabbia, criticismo, paura e sfiducia che gli stessi minori attribuiscono alla madre e dal quale (clima) loro stessi vogliono allontanarsi. Alias conflittualità.

Quindi i temi principali, a parere di chi scrive, sono diversi.

Il primo, più sostanziale è certamente legato alla capacità, o incapacità, di un genitore di educare.

In particolar modo, dalla lettura del testo della decisione emerge che l’istruttoria del Tribunale dei Minori, che si compone anche di consulenza tecnica, evidenzi a carico della madre l’attuazione di un clima di sfiducia ed estrema rabbia e che tale clima fosse dovuto ad una conflittualità cronicizzata di cui il padre non era in alcun modo artefice.

Ebbene, tale clima certamente non favorisce il rapporto tra genitori e figli che dovrebbe essere fondato sull’ascolto, comprensione e sostegno. Se il genitore, difatti, orienta se stesso ed i figli con cui vive alla rabbia, criticismo e sfiducia, manca dei requisiti essenziali di supporto di cui dovrebbe far, viceversa, ampio esercizio nel rapporto con i propri figli nel sostegno alla loro crescita.

Significativo, per altro, è che da tale clima i minori volessero allontanarsi rifiutando di incontrare la madre quando sappiamo che, il più delle volte, il condizionamento del genitore conflittuale comporta nei figli il desiderio di alienare il genitore che subisce il clima conflittuale e non già quello che lo attua.

Il secondo tema, di natura giuridica, riguarda il regime di affidamento scelto dalla magistratura; ovverosia quello dell’affidamento “esclusivo rafforzato”.

In verità, difatti, il nostro Ordinamento conosce l’istituto della decadenza della responsabilità genitoriale, declinato dall’articolo 330 Cod. Civ., quello residuale -e meno vincolante della graduazione delle misure applicabili- previsto dal successivo articolo 333 ed infine, nell’ambito dell’affidamento condiviso, a cui il Legislatore da certamente un valore preferenziale, il regime dell’affidamento ad un solo genitore previsto dall’art. 337 quater Cod. Civ.

E’ sulla esegesi di quest’ultimo articolo che la dottrina [1] e la giurisprudenza [2] hanno fondato l’istituto dell’affido super-esclusivo argomentando che, sulla scorta dell’inciso in esso articolo redatto, e che recita “salvo che non sia diversamente stabilito”, inserito prima della disposizione per cui “le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori”, di cui all’art. 337 quater Cod. Civ., che afferma la derogabilità giudiziaria del regime di affidamento esclusivo, in favore di uno ancora più stringente; il “super-esclusivo”.

Mentre il regime esclusivo, infatti, lascia comunque in capo al genitore non affidatario la possibilità di assumere, insieme al genitore affidatario, le decisioni di maggiore importanza per i figli, il regime super-esclusivo può permettere al genitore “affidatario rafforzato” di adottare, di fatto, tutte le decisioni inerenti il minore, senza la consultazione, né tantomeno il consenso, dell’altro genitore garantendo a quest’ultimo unicamente la frequentazione dei minori.

Ecco dunque che, della sentenza in commento, sia apprezzabile anche la pronuncia di non regolamentare le frequentazioni figli-madre, che vengono lasciate alla autodeterminazione dei minori (in tal caso in età di libero discernimento).

Su tutte le valutazioni che precedono, si riflette che, nella maggior parte dei casi simili a quello appena presentato, ciò che un genitore non comprende, è che, nell’essere ostativo, assume un atteggiamento non già lesivo della libertà e della genitorialità dell’altro, bensì dannoso nei confronti dei diritti e degli equilibri emotivi dei figli.

[1] Pubblicato su Altalex, il 9 marzo 2018. Articolo di Giuseppina Geraci.

[2] Per tutte, si cita la nota Ord. Trib. Milano 20/03/2014 – est. Dott. Giuseppe Buffone.