Riferimenti normativi del progetto La Rosa di Gerico

La cornice giuridica è quella delineata dalla normativa in vigore che, modificando profondamente la precedente, determina l’affidamento congiunto ad entrambi i genitori e l’equiparazione dei figli nati da matrimonio con quelli nati al di fuori del matrimonio.

L’art. 337 ter del Codice Civile da un lato determina come diritto del minore di mantenere rapporti equilibrati e continuativi con entrambi i genitori e di ricevere da questi cura, educazione, istruzione ed assistenza morale, dall’altro impone al giudice di determinare il modo e la misura in cui entrambi i genitori sono tenuti a contribuire affinché il diritto del minore venga rispettato.

Nella distorta prassi giudiziale degli ultimi vent’anni, personalmente non ho mai assistito ad un solo provvedimento giudiziario in cui tali doveri vengano determinati nelle modalità che la norma dispone. La totalità dei provvedimenti giudiziari, infatti, si limita a determinare la spartizione dei tempi e la quantificazione del mantenimento economico ritenendo con ciò di aver terminato la trattazione.

Ma il mantenimento dei figli non può e non deve limitarsi a questo.

Ecco dunque, che l’elemento specifico della modalità in cui i genitori debbano occuparsi dei figli diventa fondamentale ed è un inalienabile diritto della prole. (Non era chiara prima, non è chiarissima nemmeno ora).

Secondo tale orientamento, nelle diatribe giudiziali, l’avvocato di parte deve necessariamente indicare le abitudini, prassi e ogni altro elemento costitutivo della vita del minore e, irrinunciabilmente, deve articolare con precisione le esatte modalità con cui il suo assistito intende garantire al figlio ciò che gli è dovuto: continuare ad avere due genitori.

La redazione di un Piano Genitoriale, anche se non condiviso in un primo momento, potrà indubbiamente sollecitare il genitore opposto a fare proposte redigendo un proprio progetto. A questa potrà seguire ogni opportuna trattazione stragiudiziale ma, anche nella peggiore delle ipotesi, ovvero nel caso in cui i genitori continuino a non essere d’accordo sulle modalità di esercizio delle funzioni genitoriali, il giudice avrà ben chiare le rispettive intenzioni e potrà assumere la migliore decisione nell’interesse del minore.