Metodo pedagogico-familiare e coordinamento genitoriale

Uno studio di Emery del 1994 metteva in evidenza come le relazioni genitoriali in casi di divorzio non fossero molto dissimili dalle relazioni genitoriali nei casi di matrimonio felice. Questo significa che se tra i coniugi vi è un rapporto distaccato, ma leale, allora il benessere del figlio non viene intaccato. Se invece i genitori usano la loro relazione come territorio di conflitto o rivendicazioni sorte nella coppia, allora a pagarne le conseguenze saranno i figli.

È possibile riscontrare questo dato, già presentato in un altro contributo, in quei casi di “divorzio ben riuscito”, dove le parti hanno saputo dividere il ruolo di partner da quello di genitore. In tal senso, all’interno di questo progetto e in collaborazione con il Centro Studi “Pedagogia & Ricerca”, si sta lavorando a un nuovo strumento di analisi che confronti casi di “divorzio ben riuscito” e casi di “divorzio non riuscito” in relazione a paternità e maternità, così da comprendere quali possano essere i valori che determinano l’insuccesso della co-genitorialità nei casi di separazione.

Attualmente diversi studi sulle problematiche relative all’educazione dei figli nei casi di divorzio danno numerose informazioni sulle quali questo progetto intende lavorare, considerando quattro linee di azione:

  1. Studio pedagogico delle cause del conflitto di coppia con la finalità di riequilibrare eventuali problematiche legate al tema della co-genitorialità
  2. Progettazione di un piano genitoriale strutturato
  3. Coordinamento genitoriale
  4. Consulenza pedagogica a sostegno del singolo genitore

Le prime tre linee di intervento sono fortemente legate sul piano logico-operativo e a volte anche cronologico, quindi saranno trattate insieme. La quarta linea sarà presentata nel prossimo paragrafo.

Studio pedagogico delle cause del conflitto di coppia

Il problema fondamentale nella mediazione-pedagogica di coppia, riconosciuto anche da altre professioni (psicologi, counselor, etc.), è la conflittualità. Per conflittualità non si intende una diversità di vedute che crea continue discussioni tra i genitori, bensì una condizione in cui un genitore non riconosce all’altro la dignità di figura genitoriale. Questo vuol dire che una coppia può essere conflittuale anche se lo è un solo membro della coppia genitoriale. Infatti, per evitare la conflittualità comune è sufficiente che un soggetto si ritiri da un’eventuale divergenza, mentre nella conflittualità educativa sui propri figli questo non è possibile.

Nei processi di mediazione familiare si distingue tra conflittualità e alta conflittualità. Tuttavia questo dato, pur essendo importante in itinere, resta marginale, perché se nella relazione si ha una bassa stima come genitore dell’ex partner è possibile trovare un qualsiasi evento per aumentare o meno il livello di conflittualità. In questo caso, il ruolo del pedagogista-mediatore consiste nel lavorare principalmente su tre livelli: a) riconoscere il diritto dell’altro a essere genitore; b) valorizzare i punti di forza di entrambi i genitori; c) elaborare strategie risolutive rispetto alle criticità emerse e comunque evidenti alla luce dei dati di realtà rispetto al solo ruolo di genitore; d) in casi di mancata gestione del conflitto genitoriale, proporre l’ipotesi dell’intervento di un coordinatore genitoriale.

Progettazione di un piano genitoriale strutturato

Il piano genitoriale è uno strumento pratico che viene attuato sia dal pedagogista-mediatore che dal coordinatore genitoriale (vedi paragrafo seguente). In letteratura si possono trovare diverse tipologie di piano genitoriale, ma tutte hanno la funzione di equilibrare compiti e ruoli genitoriali tenendo in considerazione la finalità principale del benessere dei figli. In questo strumento si raccolgono le informazioni relative ai genitori e ai figli e si strutturano le strategie educative e i tempi di azione che ogni genitore deve seguire.

Il ruolo del mediatore-pedagogico non è solo quello di trascrivere dati o cercare soluzioni che soddisfino le pretese delle parti genitoriali, ma anche quello di riflettere con i genitori su quali azioni educative siano più utili alla crescita dei figli, considerando gli aspetti positivi già esistenti da utilizzare come base per costruire un progetto educativo solido e che faccia emergere eventuali eccellenze. Per questo sono richieste al professionista competenze psico-educative che comprendano i tempi di sviluppo del minore e cogliere le aree di educabilità sulle quali è necessario un intervento genitoriale.

Per farlo deve essere possibile anche incontrare il minore, per poter raccogliere dal diretto interessato informazioni da discutere eventualmente con i genitori. La raccolta dati deve essere svolta attraverso un’intervista libera. Se i genitori sono d’accordo, potranno essere sottoposti al minore questionari e test di natura orientativa. È necessario che il professionista presenti eventuali abilitazioni per l’utilizzo di eventuali strumenti specifici.

Coordinamento genitoriale

Il coordinamento genitoriale, che si applica quando fallisce la mediazione al conflitto coniugale e/o la mediazione al piano genitoriale, è “un metodo alternativo di risoluzione delle controversie (ADR-Alternative Dispute Resolution) nuovo ed emergente per i genitori (separati, divorziati o mai sposati) […] che possono cercare rimedio attraverso il sistema giudiziario. Il modello integrato di coordinazione genitoriale include filosofie, prospettive e competenze proprie delle professioni legali, dell’ambito della salute mentale, della mediazione, educativo e di consulenza, nello sforzo di affrontare il significativo e dannoso impatto sui figli prodotto da un conflitto ostile e prolungato dei genitori” (D. Karter).

Il progetto La Rosa di Gerico ha come punto di riferimento, per la funzione di coordinamento, il modello integrato di coordinazione genitoriale, così come esposto da Debra K. Carter. Questo modello definisce in maniera chiara quali sono gli ambiti in cui il coordinatore deve possedere determinate competenze, ovvero:

  • Salute mentale
  • Valutazione
  • Mediazione
  • Educazione
  • Gestione dei casi
  • Diritto di famiglia

Carter definisce in maniera chiara le importanti differenze fra il coordinatore genitoriale e altri ruoli professionali e relative responsabilità, sia in ambito legale (giudice, avvocato, ctu, etc.) che assistenziale (psicologo, terapeuta, mediatore, counselor, educatore…), che possono essere coinvolti nei casi di separazione. Tali distinzioni sono importanti per definire indirettamente i livelli di competenza richiesti al coordinatore nei diversi ambiti.

È bene comprendere che il ruolo del coordinatore, che spesso può essere imposto alla coppia genitoriale, è “un ruolo attivo, specificatamente finalizzato ad aiutare i genitori a lavorare insieme per il bene dei propri figli”. Obiettivo primario è quello “di aiutare i genitori a realizzare il loro piano e minimizzare il conflitto cui i figli sono esposti a causa delle divergenze e delle ostilità irrisolte tra le parti”.

A ragione di questa importante puntualizzazione, si ritiene che alla denominazione di modello integrato al modello di coordinazione, si potrebbe aggiungere il termine “pedagogico” e parlare quindi di un modello pedagogico-integrato di coordinazione genitoriale. Richiamando anche l’etimologia del termine pedagogia, compito del coordinatore deve essere quello di accompagnare il fanciullo nella crescita tramite i genitori, e contemporaneamente sostenere l’agire educativo genitoriale degli adulti coinvolti tramite l’azione di un pedagogista che ha gli strumenti per far fronte alle temporanee difficoltà di esercizio delle competenze genitoriali dovute alla conflittualità nella coppia.

L’intento è che nel tempo sfumi sempre più l’autorevolezza del coordinatore genitoriale per lasciare ai genitori maggiori margini di decisionalità, una volta disinnescati gli alti livelli di conflittualità e focalizzata l’importanza del benessere psico-sociale dei figli. Infatti, inizialmente il coordinatore può intervenire in maniera definita sul piano genitoriale, ma con il tempo è auspicabile che il piano genitoriale divenga solo un “promemoria” per una coppia genitoriale che ormai è divenuta consapevole del nuovo ruolo di padre e di madre distaccati dal legame affettivo di coppia.