Progetto: La Rosa di Gerico

Il progetto offre una risposta concreta al bisogno di sostegno alla co-genitorialità nei casi in cui la coppia stia vivendo un momento di difficoltà, stia pensando alla separazione o abbia già deciso di separarsi o divorziare.
La “Rosa di Gerico”, questo il nome del progetto, è un insieme di buone pratiche pluridisciplinari, elaborate in seguito allo studio teorico e pragmatico, che mirano a un intervento progettuale all’interno del sistema di relazioni familiari in crisi.

In particolare, la letteratura giuridica (Avv. Francesco Tesoro) e pedagogica (Carlo Macale) saranno il perno di questo intervento per far fronte alle difficoltà relazionali familiari e per porre al centro il benessere della famiglia, in primis dei minori.
Per sostenere questo intento è previsto l’accesso alle discipline sociali, psicologiche e giuridiche, utili alla formazione di una nuova alleanza per il benessere della coppia genitoriale e dei figli.

Le potenzialità di un nuovo progetto per la famiglia

La paternità e la maternità sono punti cardini per comprendere il concetto di famiglia. Secondo la nostra cultura e tradizione, la famiglia si fonda sull’unione di due persone che si propongono, ancor prima della nascita dei figli, come entità legata oltre che dall’affetto, anche da una promessa, da un patto che sia o meno reso pubblico con un atto ufficiale. La coppia è l’origine della famiglia, i figli sono una manifestazione di questo intento amorevole di essere famiglia. La famiglia diviene quindi un luogo in cui filtrano i primi messaggi culturali e dove per questo inizia la partecipazione alla vita sociale.

In casi di rottura del legame di coppia senza figli, le singole parti sono chiamate a ristrutturare la propria vita, a riconsiderarsi persone svincolate da un legame affettivo e semmai legale, iniziando così un nuovo iter esistenziale. In questi frangenti le diatribe legali possono riguardare il mantenimento di un determinato status economico da garantire anche dopo la separazione.

Nei casi, invece, in cui vi sia una separazione della coppia con figli, il caso si complica, poiché i partner, sebbene liberi dal legame affettivo, hanno ancora la responsabilità dei rispettivi ruoli di paternità e maternità.

Questa funzione sociale e investimento affettivo non possono essere sconnessi facilmente dall’iniziale legame affettivo di coppia, specialmente nei primi periodi della separazione. Questo non deve portare l’osservatore (esterno) a facili giudizi “qualunquisti” come “vi siete separati, litigate tra di voi, ma non mettete i figli in mezzo“. Se, infatti, il legame di coppia è il cardine di un progetto di famiglia iniziale, per un partner l’altra persona è (fino alla rottura della relazione) un investimento affettivo importante nella propria condizione di essere famiglia.

L’uomo non è solo definibile come animale sociale, ma anche e soprattutto culturale e questo anche perché l’uomo dà un valore morale alle sue azioni, compresa la riproduzione. La specie umana non ha la stagione della riproduzione; l’uomo e la donna scelgono quando avere dei figli e questo implica un significativo investimento morale, affettivo e anche economico. Ecco perché può esserci, in caso di separazione, una sovrapposizione di livelli fra legame di coppia e paternità/maternità. Se si pensa bene, prima della separazione i due livelli sono volutamente o involontariamente sovrapposti, interscambiabili, negoziabili.

Questo progetto intende accompagnare e sostenere una nuova visione di maternità e paternità dopo la separazione della coppia.

Vuole sostenere le figure genitoriali in un processo di valorizzazione delle proprie potenzialità e risorse per affrontare in maniera sana il tema della propria paternità/maternità secondo i principi della co-genitorialità che pongono al primo posto il benessere dei figli, che passa ovviamente anche dal benessere della relazione tra e con i genitori.

In Italia, come sappiamo, l’affido condiviso è regolato da norme. Tuttavia, la portata innovativa della riforma legislativa del 2006 ancora oggi non è stata ben compresa, e ciò accade purtroppo in particolar modo in alcuni tribunali dove -erroneamente- non si tiene conto del fatto che, eccetto in particolari casi penali o socio-sanitari, un reale affido condiviso non può prescindere da un tempo paritetico di frequentazione dei figli.

Ovviamente nella pratica il tempo di frequentazione è determinato in primo luogo dai bisogni educativi dei figli e poi ripartito in base agli impegni lavorativi e sociali dei coniugi. Una relazione sana con il proprio genitore, utile alla costruzione della propria personalità, non si costruisce infatti, in un paio di fine settimana alternati al mese (anche se questi possono essere ricchi di “effetti speciali”), ma attraverso la quotidianità, che è fatta delle difficoltà e delle gioie di tutti i giorni, dei compiti per la scuola, dello sport, delle feste con gli amici e quant’altro.

Se in via teorica questo è facilmente dimostrabile, nella pratica per le ragioni esposte, non sempre è ugualmente e facilmente realizzabile. Questa proposta, quindi, si presenta come una facilitazione del sano processo di acquisizione di nuove prospettive genitoriali che riescano a superare le difficoltà relazionali tra coniugi, legate alle nuove realtà che si vengono a creare dopo una separazione, per sostenere la ex-coppia nel suo nuovo modo di agire in qualità di genitori.