La gogna della segnalazione come cattivo pagatore ed i possibili rimedi

Conosciamo tutti i rischi legati alla segnalazione, da parte di un istituto di credito o finanziaria, di morosità: la revoca di affidamenti e l’impossibilità di reperirne di nuovi sul mercato.

Meno noti sono i rimedi esperibili. Ma andiamo per ordine ed esaminiamo l’attuale panorama degli enti che gestiscono gli elenchi in esame.

Il primo ente è la Centrale dei Rischi della Banca D’Italia.
Su questo sistema vengono annotati i crediti di noi tutti indebitati di misura pari o superiore ai € 30.000,00. A questo archivio possono accedere, oltre che l’interessato, tutti gli istituti di credito per verificare che un soggetto richiedente un prestito non sia nello stato di sofferenza.

Una volta segnalati come cattivi pagatori, bisognerà attendere, salvo pronunce giudiziali, tre anni per risultare “puliti”.

Ma la Banca d’Italia con la sua Centrale dei Rischi non è l’unica struttura di archiviazione, ne esistono altre, di natura privata: Crif, Cerved ed altre.
A differenza della Centrale dei Rischi, quelle private non hanno obbligo di divulgare notizie al di fuori delle imprese bancarie ad esse aderenti e la loro attività è regolata dal codice di deontologia per i sistemi di informazioni creditizio.

I tempi di conservazione di questi enti privati è di un anno nel caso di tardivo mancato pagamento di almeno due rate, di due anni in caso di tardivo pagamento di più di due rate e di tre anni in caso di mancato pagamento definitivo.

C’è poi, la Centrale d’Allarme Interbancaria che annovera tutti quei crediti relativi ad assegni non coperti ed carte di credito.

Ma veniamo ora alla segnalazione ed a come tutelarsi dalle segnalazioni illegittime.
Prima di segnalare un cliente come cattivo (pagatore), una banca o finanziaria, ex art. 125, co.3 TUB e art. 4, co. 7 Codice Deontologico, deve preavvisare il debitore che, in mancanza del pagamento provvederà a segnalare il suo nominativo (…).
Tale comunicazione deve essere scritta e la sua spedizione deve essere documentabile (raccomandata).
Se la segnalazione non è preceduta da questa comunicazione è certamente illegittima. La prova dell’avvenuto invio della comunicazione di preavviso è a carico della banca o finanziaria. Sul punto la giurisprudenza dei tribunali è unanime: se la banca non prova di aver mandato la comunicazione verrà certamente condannata.

Oltre a questo requisito formale, c’è poi il requisito sostanziale dello stato finanziario e patrimoniale del soggetto che sta per essere segnalato. La banca, o la finanziaria, prima di segnalare una persona (fisica o giuridica) deve esaminare la sua complessiva situazione finanziaria giacché non basta un minimo ritardo nel pagamento o un ritardo di un solo rapporto. Serve che il debitore versi in stato di insolvenza fallimentare o di apprezzabile grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile alla condizione di insolvenza prefallimentare.
L’analisi, per interpretazione dei tribunali, dovrà essere approfondita e valutare la liquidità, la capacità produttiva, la situazione del mercato in cui opera il debitore e l’ammontare del credito ottenuto dall’intero sistema creditizio.

Vi è poi una ultima fattispecie, quella della segnalazione che inizialmente presenta tutti i requisiti – formali e sostanziali – legittimi ma che poi diventa illegittima. Si pensi ai casi di accordo transattivo o pagamento dopo la riduzione del debito per sentenza.

Le tutele, in tutti i casi di illegittimità nel comportamento della banca sono due: la prima tesa a cancellare il nominativo del soggetto fisico o giuridico (società) erroneamente segnalato, la seconda tesa a ristorare quel soggetto dell’eventuale danno patito.

Quanto alla prima tutela, è riconosciuta la possibilità di agire in tribunale ex art. 700 C.p.c. . Procedura, questa, che consente una rapida definizione della vertenza.

Quanto alla seconda, c’è da provare il danno. La prova dovrà essere rigorosa e documentabile. Si pensi alla mancata concessione di nuovi crediti o alla revoca di precedenti concessi. Ebbene, non è sempre facile documentare che il diniego di concessione di nuovi fidi sia causato proprio dalla segnalazione. Le banche, difatti, usano frasi di convenienza per rigettare una domanda di finanziamento ma non di meno c’è da segnalare che il cliente ha il diritto di conoscere i motivi specifici.
In tal senso la Banca d’Italia ha comunicato con propria delibera dell’22 ottobre 2007 il pieno diritto dei clienti a conoscere le ragioni di diniego espresso. Analogamente si segnala che è diritto del cliente ottenere il fascicolo completo della propria posizione (art. 7 Codice Privacy).

Oltre al danno patrimoniale non è infrequente che i tribunali, o gli arbitri, riconoscano il danno non patrimoniale inteso come lesione dell’immagine, della reputazione. Si pensi ad esempio all’imprenditore che vede diminuire il proprio volume d’affari a causa di una illegittima riduzione degli affidamenti ottenuti in precedenza dalle banche a causa di una errata segnalazione.

Le tutele a cui accedere potranno essere fatte valere sia in sede giurisdizionale, in tribunale, che in sede arbitrale avanti l’Arbitro bancario che, a differenza del primo, ha costi contenuti e tempi più celeri ma che, a differenza del primo, non può emettere pronunce vincolanti e non ammette testimonianze.