Come ridurre l’assegno a divorzio concluso?

Assegno divorzile: chi ha divorziato dopo l’ 11 maggio
2017 è più favorito rispetto a chi lo ha fatto prima?
I conti che non tornano dopo la sentenza della
Cassazione.

All’indomani della nota sentenza della Cassazione (n. 11538/17 dell’11.05.2017) e del successivo orientamento di Tribunali e Corti d’Appello, molti divorziati hanno esultato al pensiero di non dover più pagare nulla. Non è proprio così.

Bisogna fare due premesse essenziali e dirimenti: la prima è che la giurisprudenza favorevole alla cosiddetta “auto responsabilità patrimoniale” volta alla negazione dell’assegno nei casi di capacità lavorativa della cessata coniuge, si rivolge appunto al divorzio e non alla separazione. Nella separazione, che notoriamente non comporta la cessazione del vincolo matrimoniale, ancor’oggi nella determinazione dell’assegno, si fa riferimento al concetto di “tenore di vita preesistente”.

La seconda essenziale premessa è che per vedere modificata la decisione di pagamento dell’assegno divorzile, è necessario che qualcosa sia cambiato, nella vita di almeno uno dei due, rispetto a quando la decisione venne assunta.

E dunque:

Quali fatti possono comportare la modifica o la revoca
dell’assegno divorzile?

Bene, in primo luogo, può comportare una revoca dell’assegno il fatto che la parte beneficiaria sia passata a nuove nozze  o abbia instaurato una convivenza stabile con un’altra persona. Non è essenziale che sia di tipo sentimentale, amoroso, è sufficiente che sia stabile (Cass. sent. n. 6009/2017).

In secondo luogo, può determinare una revoca o riduzione dell’assegno la circostanza che il coniuge beneficiario, anche se inoccupato, abbia maturato un patrimonio immobiliare (si pensi a eredità o donazioni) o sia beneficiario di sostegno economico da parte di parenti (si pensi all’ex che torna a vivere dai genitori) o abbia ad esempio, maturato pensione propria.
Le proprietà immobiliari, anche se devolute per donazione o eredità, comportano redditi che modificando il patrimonio preesistente, possono indurre una diversa determinazione delle obbligazioni divorzili. Così anche il conseguire dopo il divorzio sostegno dai genitori, magari anche solo godendo dell’ospitalità della casa, o ancora l’aver maturato pensione, sono tutti indici di un mutato panorama reddituale che indubbiamente comporta un nuovo esame (con riduzione) dell’ammontare dell’assegno.

Ultimo il caso in cui il coniuge beneficiario di assegno divorzile abbia trovato un lavoro e, quindi, sia ora in grado di mantenersi. Non è infrequente, specialmente in tale ultima ipotesi, che siano necessari accertamenti o indagini per riuscire a dimostrare che il cessato coniuge svolge attività di lavoro che, sebbene non emergente dalle dichiarazioni dei redditi, comporta reddito tale da dover rivedere l’assegno. L’essenziale è che il lavoro non sia precario o saltuario.

Ma non è tutto: anche la modifica delle condizioni di vita dell’ex coniuge obbligato a pagare possono comportare un riesame dell’assegno. Si pensi un nuovo matrimonio o convivenza stabile, oppure alla nascita di un figlio da nuova relazione, ovvero ancora ad una riduzione del reddito o perdita del lavoro.

Un percorso, quello succintamente rappresentato, che necessita in ogni caso di un ulteriore procedimento giudiziario, essendo precluso alle parti disporre sulla materia senza intervento del giudice.

 

Chiamami al 393 946 1552