Piano del consumatore | Sentenza 01 02 2016

PIANO DEL CONSUMATORE
Nella sentenza in commento, la Cassazione afferma che ai sensi della legge 27 gennaio 2012, n. 3, la nozione di consumatore in relazione al Piano del Consumatore, non ha riguardo in sé e per sé ad una persona priva, dal lato attivo, di relazioni d’impresa o professionali. Dette relazioni sono incompatibili solo se abbiano dato vita ad obbligazioni residue.

In breve, il soggetto può anche aver svolto attività di professionista o imprenditore, ma la norma (vds. art. 6, co. 2, lett. b) esige che la ragione della sua insolvenza finale sia riferibile ad obbligazioni assunte per gli scopi relativi ad esigenze personali o familiari o della più ampia sfera (attinenti agli impegni derivanti dall’estrinsecazione della propria personalità sociale, dunque anche a favore di terzi, ma senza riflessi diretti in un’attività d’impresa o professionale propria); Ciò, salvo gli eventuali debiti di cui all’art. 7 co. 1 terzo periodo (tributi costituenti risorse proprie dell’Unione Europea, imposta sul valore aggiunto e ritenute operate e non versate) che sono da pagare in quanto tali, sulla base della verifica di effettività solutoria commessa al giudice nella sede di cui all’art. 12 bis co. 3 l. n. 3 del 2012.

Anche questa sentenza, che si contrappone a tante di segno opposto, distingue i debiti contratti da consumatore da quelli contratti in ragione di una attività o professione affermando l’applicabilità delle norme del Piano del Consumatore purché i debiti per i quali si ricorre alla esdebitazione siano riferibili alla sua sfera personale o familiare.

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